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Double-face. 7 Vizi per 7 Virtù


Neanche i sette vizi capitali sono più quelli di una volta. Una riflessione e una provocazione, colta attraverso sensibilità e stili diversi, con un vivace confronto e autoanalisi, connotato spesso da forti punte di ironia, su come i fondamenti della moralità si adeguino ai cambiamenti storici e di costume. È un invito a risvegliare il sentimento del Natale dai finti buonismi con una scossa di consapevolezza. Tentazione e corruzione non sono solo sui titoli dei giornali. Ognuno nel proprio angolo di vita può scegliere se essere nel bene o nel male, se essere onesto o semplicemente vestire l’abito dell’apparentemente giusto. L’arte sa esprimere l’indicibile, sa svelare ciò che gli occhi insistono a non voler vedere.
Come si pone l’arte di oggi davanti ad un argomento che ha radici lontane come quello dei sette peccati capitali? È una storia lunga quanto quella dell’umanità che ha a che fare con il nostro modo di stare al mondo. Già Aristotele definiva come “abiti del Male” quelle inclinazioni comportamentali negative, che s’insediano stabilmente come patologie non permettendo all’animo umano di crescere.
Pur sentendoci lontani anni luce dagli antichi precetti, in particolar modo quelli di ambito religioso, non si può non guardare indietro agli straordinari capolavori che si sono prodotti attorno a queste tematiche. Uno tra tutti, I Sette peccati capitali, celebre dipinto del pittore fiammingo Hyeronimous Bosch, ancora coinvolgente per la sua visionaria complessità. Cinque secoli fa Bosch con agilità inventiva e sapiente ironia metteva al centro della sua ispirazione il conflitto dell’uomo nei confronti della morale imposta. L’opera esemplare di Bosch ci serve a rinsaldare il valore di un percorso artistico certamente distante dalla sensibilità attuale, ma ancora capace di aprire canali importanti per l’indagine psicoanalitica sulla natura umana.
Sempre guardando alla storia, all’estremo opposto ci sono gli artisti “maledetti”, con la loro apologia del vizio (in particolare quelli legati al sesso o al consumo di sostanze stupefacenti) sia come provocazione che come esaltazione di un’attitudine controcorrente e disinibita che asseconda il libero fluire dell’ispirazione o la ricerca di un nuovo concetto di sublime. Di tali esempi ne abbiamo costellazioni nella storia dell’arte, soprattutto dal Novecento in poi.
I vizi sono anche la cartina tornasole per cogliere gli aspetti più oscuri dell’animo umano. E vi è una stretta corrispondenza tra essi e la creatività in quanto sollecitatori di sensi, evocatori di emozioni forti e spesso difficili da esprimere. Un filone tematico che si esaspera in alcune epoche e stili come il grottesco, il kitsch o il camp, in cui avviene una sorta di redenzione del cattivo gusto, dell’eccesso o dell’innaturale.
Accanto all’etica, i cui confini appaiono piuttosto sfilacciati, la contemporaneità ha posto un altro parametro che ci pare più attuale, trasversale e laico. Quello eco-comportamentale, derivante da una corrente di pensiero sempre più condivisa che tocca questioni non prettamente legate al benessere del pianeta e di come l’uomo lo abita, ma temi ad esse affini come il rispetto per se stessi e per l’altro.
Gli artisti in mostra ci parlano ognuno con stili diversi e secondo le diverse inclinazioni profonde di questi interrogativi che giungono da lontano, che in parte fanno sorridere l’uomo contemporaneo e in parte lo pungolano toccando corde ancora vive e domande aperte sulla responsabilità di ognuno riguardo alla qualità dell’esistenza, sia personale che collettiva.
Sono quaranta gli artisti in mostra ad esprimersi su quel confine talvolta instabile che passa tra vizi e virtù. Sulla differenza che corre tra consapevolezza etica e falso moralismo ci si interroga da che l’Uomo pensa. Per raccontarne lo stato attuale, l’arte di Alessandra Amici, Giampaolo Atzeni, Francesco Bancheri, Lisa Barbera, Alessandro Baronio, Marina Bellini, Giorgio Bisanti, Alessio Bolognesi, Vito Bongiorno, Erica Briani, Brivido Pop, Alessandra Carloni, Daniele Carnovale, Cristiano Cascelli, Marco Colletti, Ferdinando Colloca, Daniele Contavalli, Gianpaolo Conti, Antonio Del Donno, Paola Delfino, Laura Della Gatta, Roberto di Costanzo, Fernando Di Nucci, Olympia Dotti, Marisa Falbo, Ornella Flora Curatolo, Ivan Fornari, Paola Grizi, Flavia Mantovan, Dario Mastracchio, Viviana Mauriello, Kristina Milakovic, Simone Mina, Stefano Mingione, Carlo Montesi, Pierino Pastore, Pietro Pierbò, Roberto Pinetta, Luca Sacchetti, Gerry Turano.
Le opere d’arte, simili a medaglioni a due facce (double-face, come il concetto Vizio/Virtù), pendono dal soffitto mentre sulle pareti sono allestite opinioni d’autore sulla superbia, la gola, l’accidia, l’invidia l’avarizia, la lussuria e l’ira. Un monito tra ironia e serietà.
Gli ovali sono una donazione degli artisti e saranno oggetto d’asta. Gli introiti saranno devoluti alla ONG Emergenza Sorrisi che da anni si prodiga nel curare i bambini affetti da palatoschisi e altre malattie invalidanti.

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