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GENIUS LOCI CAPUT MUNDI | D.d'ARTE

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Alfonso Mangone. 

Genius Loci Caput Mundi
di Francesca Barbi Marinetti


“Con le mie opere mi piace trasmettere serenità e positività, ma soprattutto bellezza. Senza prendersi troppo sul serio, senza grandi drammi, ma soltanto con un leggero velo di spensieratezza Roma si presta bene ad essere raccontata: i suoi luoghi rappresentano la cultura e la magia d’Italia. Roma è tutto. E ho deciso di rappresentarla seguendo le linee dell’espressionismo, ispirandomi ai grandi maestri francesi, e non solo. Ma non mi piace mettere troppo di me stesso, preferisco far parlare la città: è “Lei” che è la nostra testimone, di Noi e della nostra Storia”.
Alfonso Mangone


GENIUS LOCI CAPUT MUNDI è l’invito ad un viaggio attraverso le venticinque opere di Alfonso Mangone dedicate a Roma. Un viaggio fatto di pennellate, di angolazioni e primi piani urbani per rappresentare la città in tutta la sua storia passata e presente. Da Piazza del Popolo a Trinità di Monti, Piazza Navona, Campo de’ Fiori, Campidoglio, Santa Maria in Trastevere, si riconoscono le piazze storiche, le strade, le fontane, i monumenti, gli scorci carichi di antichità e arte che hanno resa la Città “Eterna”, incoronandola come una delle più belle del mondo.
Genius loci è un concetto preso in prestito da Norberg-Schultz che con un approccio esistenzialista ha studiato l’assetto urbano interessandosi a quegli aspetti intimisti per cui un luogo viene trasformato dall’intervento dell’uomo attraverso i tempi. L’identità di una città ha aspetti eterni ed altri mutevoli. Vi è il paesaggio cosmico, determinato dalla luce, dalla modulazione del territorio, dal tipo di vegetazione che vi si trova, capace di trasmettere caratteristiche sempre riconoscibili quali la temperatura, gli odori o la stessa linea dell’orizzonte. E vi sono aspetti determinati dalla presenza dell’uomo, come il piano urbanistico con le sue architetture, la stratificazione storica, la densità demografica, la cultura e le abitudini della gente che vi abita.
Mangone ci offre il suo sguardo fermandolo su tele dense di pittura attraverso cui ci racconta proprio questo affascinante rapporto.
È una narrazione del presente che tiene saldo il senso dell’identità della città e l’energia che essa sa trasmettere. Il movimento è reso da angolazioni che stringono, in profondità o in altezza, un attimo di vita che si esprime in un luogo che ha una permanenza storica. Il colore dal tocco neoespressionista tende a creare un vortice emozionale che si fissa in un frammento di percezione di uno spazio riconoscibile. La consuetudine al viaggio afferma un’ispirazione che è sempre narrativa ed esperienziale. Il segno è urgente, possiede l’impellenza di chi è pronto a passare ad altro capitolo, a procedere su altri confini. È un segno che pare raccontare l’irruenza gioiosa di una sensibilità che teme il limite del dilungarsi troppo. Un tratto pittorico probabilmente desunto dalla lezione delle avanguardie storiche, che si nutre di sensibilità espressionista, ma ne abbandona con consapevolezza i tratti più cupi e ossessivi.
Roma si presta a questa narrazione con le sue piazze incastonate tra curve vorticose, le sue strade gremite di folla, i suoi resti monumentali che silenziosamente si stagliano nel presente di cieli carichi di tinte infuocate. Pennellate vibranti di vita restituiscono un tipo di contemplazione dal ritmo veloce. Non c’è spazio per l’attesa, anche l’eredità del passato è irretita dal tempo in divenire, dalla contemporaneità frenetica. È il gesto pittorico di chi affida la propria permanenza all’essere in viaggio e al piacere di testimoniarlo.

Fernando Alfonso Mangone nasce nel 1958 ad Altavilla Silentina. Adolescente rivela un interesse precoce e carico di talento naturale per il linguaggio delle arti visive, tanto che inizia ad appassionarsi alla storia dell’arte sfogliando vecchi libri e ricopiandone le illustrazioni. Alla fine della scuola media si iscrive al Liceo Artistico dove la sua naturale inclinazione comincia a consolidarsi in una formazione artistica più scandita ed articolata.
Ammesso all’Accademia delle Belle Arti di Napoli si trasferisce nel 1977 All’Accademia di Belle Arti di Catanzaro  dove segue il corso di pittura del prof. Gianni Pisani. L’anno successivo, rivelando una precoce propensione al nomadismo, si trasferisce a Firenze e prosegue i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti, seguendo il corso di pittura del professore Gustavo Giulietti e conseguendo il Diploma nell’anno accademico 1980/1981, magna cum laude.
La permanenza a Firenze e nelle immediate vicinanze si protrae fino al 1989 e segna il suo esordio nell’attività di pittore in un contesto culturale ed artistico  tra i più animati e rappresentativi a livello europeo di questi anni.
Nel decennio che va dal 1978 al 1989 coltiva il suo impegno artistico tra Firenze e Roma istaurando rapporti di collaborazione con numerosi intellettuali, artisti, critici d’arte e galleristi italiani e stranieri. Negli stessi anni Mangone avvia un’intensa attività espositiva in gallerie e spazi pubblici nazionali ed internazionali.
Nel 1989 si trasferisce in Olanda dove l’artista vive una fase di frenetica attività creativa ed espositiva in diverse città come: l’Aia,  Amsterdam, Groningen.
Degna di nota, fra le altre, è la serie di mostre realizzate presso l’istituto Italiano di cultura di Amsterdam, fra il 1992 ed il 1993, a cura di Aldo Braibanti e Barbara Tosi. Nel periodo olandese che si protrae fino al 1995, realizza anche numerosi murales in spazi pubblici e privati come metropolitane, teatri, discoteche, parchi. Fra gli altri gli vengono commissionati interventi da “Stad-Kunst”, “Green Peace”, “Amnesty International” e da numerosi gruppi teatrali e musicali. Nel 1995 si trasferisce a Berlino dove continua la sua intensa attività pittorica ed artistica.
Questi anni di randagismo e di vita sregolata, ma ricca di ricerca e di sperimentazione, finiscono l’anno successivo, 1996, con il ritorno alle radici mediterranee. Il rientro in Italia e, ancor più nella nativa Altavilla, segna l’inizio di una nuova fase di studio e di sperimentazione che si concentra essenzialmente su due tematiche: la città, tema a lui caro e da sempre presente nelle sue opere sin dagli esordi giovanili e dal periodo fiorentino, e quindi il paesaggio urbano nelle sue varie connotazioni e la rivisitazione del mito greco; dalla pittura vascolare, ai templi d’ Italia e al patrimonio di cultura e di leggende della Magna Grecia.
I due temi, tutt’ora ampiamente rappresentati nella pittura di Alfonso Mangone, si sviluppano in direzioni parallele ,ma creano anche frequenti occasioni di sovrapposizione e di intreccio visivo e contribuiscono non poco a determinarne il segno e la dimensione a tratti onirica.
In questo  periodo (1997-2000) Mangone avvia un’intensa collaborazione con la multinazionale Heineken-Italia realizzando una serie limitata di bicchieri per la Stella Artois raffiguranti scorci di Bruxelles e di altre città del Belgio ed una collezione di quadri ad olio e in tecnica mista inseriti  nei locali “Heineken Green Stage”.
In anni più recenti Ferdinando Alfonso Mangone approfondisce il suo percorso di ricerca pittorica realizzando svariate mostre personali e collettive a: Milano, Venezia, Paestum, Salerno, Positano, Groningen, Roma, Torino e Napoli.
Nel luglio 2013, in occasione del 70° anniversario del bombardamento di Roma, ha partecipato alle attività commemorative celebrate nel complesso della Basilica di San Lorenzo grazie al progetto “Sagome’’, nato nel 2007 sotto il patrocinio dell’Unicef, e sostenuto da PrinceArt in collaborazione con la fondazione “Don Luigi Di Liegro”. Durante l’evento commemorativo che è stato celebrato alla presenza del Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità Papa Francesco  per la Diocesi  di Roma, l’artista ha donato a Papa Francesco, un ritratto dal titolo “Il Passaggio” raffigurante le immagini di Papa  Benedetto XVI e di Papa Francesco.

Si ringrazia Armando Principe di PrinceArt.



Organizzazione Tina Vannini
Ufficio stampa Salvo Cagnazzo
salvo.cagnazzo@gmail.com
06 32650577






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