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LA MATERIA CANGIANTE | D.d'ARTE

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MAURIZIO PIO ROCCHI
LA MATERIA CANGIANTE

A cura di Francesca Barbi Marinetti
Organizzazione Tina Vannini

Inaugurazione: Martedì 25 Marzo 2014 – ore 18.30
(aperta al pubblico dal 26 Marzo al 5 Maggio 2014)

Il Margutta RistorArte
Via Margutta 118 - Roma

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E conoscessi il mondo, che cos’è
che lo connette nell’intimo,
tutte le forze che agiscono, e i semi eterni vedessi,
senza frugare più tra le parole.
J.W. Goethe, Faust

Così la natura parla ai sensi sconosciuti, misconosciuti, ignoti; così parla a se stessa e a noi attraverso mille manifestazioni. 
J.W. Goethe, La Teoria dei colori 1808.

Sono venticinque le tele cangianti di grande, medio e piccolo formato che accoglieranno gli ospiti nell’Art Gallery de Il Margutta RistorArte dal 26 Marzo al 5 Maggio 2014. Una danza di colore e luce che si animerà la sera dell’inaugurazione con la performance “Tessitura dello svelamento” di Maurizio Pio Rocchi e la partecipazione della danzatrice Vanessa Valle. 
Il consueto appuntamento con l’arte del vegetariano più amato della Capitale prevede l’Aperitif Art ispirato alle Opere in mostra e alla Primavera. Il “Cocktail di Luce” sarà offerto agli ospiti. 

“L’arte è una sorta di congiunzione tra spontaneità ed artificio, tra progettualità e accidentalità” dichiarava Maurizio Pio Rocchi una decina di anni fa.
La manipolazione estetica dell’elemento naturale trovava espressione nell’Arte Povera e nella Land Art e la materia diventava soggetto attivo dell’opera.
Ciò ha a che fare con il Sacro e tutte le ritualità che vi permeano attorno. Un’energia che dal divino si sprigiona e si diffonde fino ad ogni forma di creazione e impegno, in primis il lavoro. Per Maurizio Pio Rocchi in particolare il lavoro della terra.
La Materia Cangiante prende vita in quei punti di congiunzione. Si sprigionano energie vitali e antropomorfe che alludono ad un mondo primigenio, ad un ritorno alla terra e al rapporto con essa. 
In ogni trasformazione avviene un incontro e ogni incontro è foriero di nuove potenzialità ed evoluzioni. Può generare attrito, incomprensione, respingimento, indifferenza o addirittura guerra; o far nascere attrazione naturale e immediata che conduce a cambiamenti armoniosi. Ma il più delle volte mette in gioco una complessità di ingredienti contrastanti da comprendere, governare, educare. Forse la vita sta tutta qui. Padroneggiare la tempesta delle possibili soluzioni, mondi, interessi, senza perdere di vista l’obiettivo comune dell’umano avvicendarsi sulla terra. 
Per Maurizio Pio Rocchi occorre rimpossessarsi dell’alfabeto degli eventi naturali capace di indicarci la via che genera vita. Le sue opere sono tutte Fratture, con forte ambivalenza simbolica. Vale la denuncia di una realtà da ricomporre quanto l’attrazione vitalistica di quanto si muove e si trasforma nel passaggio tra le forme di vita perdute e ciò che sta per riassemblarsi. Il colore impregnato di luce si dilata ed emana calore, preziosa fonte di ogni attività biodinamica. Colore e luce sulla tela rappresentano l’energia primigenia, la forza sfrontata della vita biomolecolare che pulsa per una nuova dimensione. Non è la fredda lezione del concettuale e dell’informale la matrice delle opere di Maurizio Pio Rocchi, piuttosto un consapevole recupero di un tempo biologico. 
Una nuova unità di misura che apre a ventaglio l’indagine gnoseologica: la storia della conoscenza assume un metro di giudizio fondamentale, il “come l’uomo abita la terra”. E la sfida si pone a partire dal particolare di una spaccatura all’interno della quale si genera un universo di potenzialità, di vite realizzabili, di trasformazioni perseguibili. Una frattura paragonabile a quella del seme che fa spazio alla radice. Il riconoscere la nostra appartenenza ad una discriminante biologica. 
È chiaro come all’artista sia di riferimento anche per il lavoro creativo la scelta di un ritorno alla vita agricola e la funzione vitale del rapporto con l’ambiente naturale.  Lo studio dei sistemi viventi evidenzia il ruolo determinante del tempo della trasformazione delle strutture molecolari e biologiche, nonché quello della forma nella relazione tra le specie. Viene così recuperato il valore della qualità e sottolineato il fondamentale apporto scientifico dell’estetica della natura.  
Fa piacere pensare a quel testo meraviglioso che è La Teoria dei colori di Goethe, per cui il colore partecipa all’unità dinamica del cosmo. Riconoscere le strutture che connettono è per il poeta alla base dell’unità estetica e la perdita di tale unità diventa un errore di approccio conoscitivo. Per lui i colori sono azioni della luce ma anche passioni. Ovviamente colori e luce stanno tra loro in stretto rapporto e sono parte integrante della storia della natura, sia come fenomeni fisici che come simboli. 
L’arte rappresenta allora il momento in cui la conoscenza assume forza simbolica e mitopoietica. L’accadere di verità che premono per essere comprese attraverso la danza della bellezza della vita abbandonando gli ormeggi della conoscenza scientifica, offrendo così un valido sostegno libero da steccati disciplinari.  
“In un pomeriggio di fine estate – racconta il fisico Fritjof Capra nel Il Tao della Fisica - seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte di una gigantesca danza cosmica (…) Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; “vidi” scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; “vidi” gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne “sentii” la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il dio dei danzatori adorato dagli indù”

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