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LIBAGIONE
di Serge Uberti

Inaugurazione: giovedì 10 novembre 2011 - ore 18.00
11 novembre – 7 dicembre

a cura di Francesca Barbi Marinetti
ufficio stampa Emilio Sturla Furnò
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Artista interessato all’indagine dei principi archetipici che animano l’essere, Serge Ubertì propende per una dimensione simbolica dell’arte. Nel suo universo di guardiani, costruttori, centauri e stanze votive, assume particolare rilevanza il ciclo dedicato all’Albero rituale. Il recupero della materia apparentemente morta, come quella di un tronco d’albero seccato, è il principio di una rivisitazione del ciclo della vita carico di reminescenze dell’antichità che qui si associa al rito della libagione. Molte sono le fonti testuali che attestano tale usanza in diverse culture del passato, a partire da quella greca per giungere a quella ebraica. Il rituale libatorio era la pratica dello spargimento di liquidi (acqua, vino, latte, essenze) su qualcosa che avesse valore sacro o simbolico, come un altare, una stele, un manufatto o lo stesso terreno, in qualità di offerta agli dei. Un’azione sacra e purificatoria, che sconfina nel rituale dionisiaco del simposio a conclusione di momenti conviviali come i banchetti.

Ubertì di questa tradizione reinterpreta la suggestione relativa alla rigenerazione. Il liquido bianco raccolto nei vasi strutturati attorno al tronco recuperato è una miscela di acqua e roccia che scorre come linfa vitale da un recipiente all’altro colando e penetrando la materia. La natura apparentemente avvizzita non ha finito il suo ciclo e la sacralità della sua rinascita è simbolicamente segnata mediante tale rituale.

Nell’arte di Serge Ubertì il lessico dei segni e delle figure si compone in una visione che prescinde dall’avvicendarsi della storia. Si impregna piuttosto di termini simbolici che emergono a difesa di uno scenario pre-istorico, facendo riferimento ad un pantheon iconografico di matrice archetipica. E se è vero che nessun simbolo può essere trattato singolarmente, ecco che ogni fattore, sia esso materico o figurativo, è strettamente connesso agli altri. L’analisi dei simboli e delle immagini e la scoperta del loro rapportarsi ad un ordine intrinseco rappresenta, dunque, la grammatica e la sintassi di una sorta di metalinguaggio perdurante. È così che si configura un tempo mitico, ciclico, non lineare.

Il senso di continuità si ha persino tra i differenti registri che Serge utilizza: la pittura e la scultura. Le due dimensioni si interfacciano e sconfinano fino a congiungersi nella realizzazione equilibrata di pittosculture. L’azione creativa non è mai violenta e la sperimentazione si matura attraverso passaggi accurati, per cui l’emergere di elementi scultorei dal piano pittorico appaiono come il proseguimento naturale di un discorso già avviato, l’incontro spontaneo dei due registri che giungono a fondersi.

Anche il rapporto con la materia allo stato grezzo è per Uberti fecondo in partenza. I materiali sono trattati come fossero reperti archeologici già carichi di un proprio linguaggio. Il legno, l’argilla o il ferro non sono materiali neutri o muti. Sono piuttosto reperti pregni di un’intrinseca forza, essi stessi traccia di un tempo e di un luogo apparentemente perduti ma con cui è ancora possibile entrare in comunicazione attraverso l’arte. È l’arte, quindi, il trait d’union necessario a proteggere il senso del nostro perdurare.

Sono presenti anche in questo ciclo dell’Albero rituale le figure dei “costruttori” in azione o dei “guardiani” immoti, numi che da sempre accompagnano l’ispirazione artistica di Serge Ubertì. Custodi delle chiavi per attraversare il confine che divide le profondità dell’essere dalla realtà apparente. Edificatori e i protettori dei supporti necessari a traghettare l’anima.

Come in tutte le sue opere, anche qui prevalgono i colori della Terra, quelli delle grotte umide e del suolo fertile. La Dea Madre non necessita di essere simbolicamente e figurativamente rappresentata. Essa esiste e permea ogni istanza creativa. Talvolta con evidenza più dinamica, come nella scelta tematica dell’Albero rituale, entità benevola che è immanente fonte di energia vitale.


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