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PER GRAZIANO RICEVUTA
di Graziano Cecchini

CECCHINI E LA MA-DONNA
di Graziano Cecchini con la partecipazione di Ludovica Cirillo

a cura di Francesca Barbi Marinetti

Mercoledì 14 Dicembre 2011 – ore 18.00
dal 15 Dicembre 2011 al 22 Febbraio 2012

Lo spazio espositivo del Margutta RistorArte si tinge di Rosso per accogliere l’opera di Graziano Cecchini conosciuto al grande pubblico per le sue azioni creative in luoghi storici e affollati del tessuto cittadino volte a provocare meraviglia e straniamento. Tra le più note, l’acqua rossa della Fontana di Trevi o le cinquecentomila palline colorate fatte rotolare lungo la scalinata di Piazza di Spagna.
Per la prima volta dal 1973 l’artista espone una selezione di opere che permette di cogliere il lungo percorso della sua ricerca artistica. La scelta tematica è elegantemente provocatoria e volutamente al confine tra divino e profano. Forse sorprende notare come dell’icona della Madonna sia riconoscibile la lezione di grandi maestri italiani del Trecento e del Quattrocento, ma naturalmente investita di tematiche scottanti della contemporaneità.
Cecchini, che ama definirsi neo-futurista, cerca in direzione di una ricucitura dello strappo e del vuoto che l’arte ha dovuto per lunghi decenni riconoscere e attraversare. In questo iter il recupero dell’eredità futurista funge da motore.
Le installazioni dei manichini “Idea” e “Azione” dominano tra le molte Ma-Donne tematicamente connotate: dalla Ma-Donna della Comunicazione a quella Fashion, dalla Ma-Donna Barocca a quella Futurista, dalla Politica a quella di Grazia e Giustizia. Quest’ultima, in edicola, regna claustralmente sulla sala alla destra della Ma-Donna Spaccata. A ricordare l’atto vandalico di violenza gratuita e offensiva del black block che distrusse la scultura della Vergine di via Labicana durante la manifestazione degli indignati di ottobre scorso a Roma. Entrambe sono racchiuse in una gabbia, d’oro o di ferro, a proteggere o a contenere le parti rotte.
La ricomposizione della statua della Madonna di via Labicana con quest’opera si connette, inoltre, simbolicamente all'esigenza di suturare il taglio di Fontana offrendo all'arte una diversa e rinnovata forza di espressione. L’arte e la creatività in genere devono essere recuperate in quanto bacino di idee capaci di fecondare e nutrire la realtà in cui ci muoviamo. Ciò ha anche a che fare con le nuove tecnologie, con l’apertura a ventaglio di dimensioni creative inesplorate o da implementare.
Scomodare l’icona madre per eccellenza dell’arte occidentale a partire dal Cristianesimo per sostenere questa presa di posizione è una provocazione che porta al recupero di valori in una direzione di un incontro tra istanze della sacralità e rigore di una coscienza civile. Per fare questo occorre, secondo l’artista, essere coraggiosi e incendiari! Le sembianze assunte da queste sacre icone si moltiplicano nella misura in cui vanno a toccare temi vivi, pulsanti, spesso irrisolti e problematici della nostra umanità, come la giustizia o la politica, ma anche l’eros e la moda. La pietas delle Ma-Donne di Cecchini vince la sterilità di un pensiero ancorato, pudico e timoroso, invita a scoprire la bellezza e l’intensità di una più aperta e non meno autorevole forma di devozione, carica di istanze civili e novatrici.
L’incontro con la giovanissima Ludovica Cirillo, coinvolta da Graziano Cecchini per un’interazione creativa cede il passo al futuro, alla giovinezza e alla vivacità creativa di cui è portatrice. Al centro della prima sala Ludovica Cirillo espone l’opera intitolata “Hol(e) iXmas”, l’eco-installazione artistica di un albero capovolto in plexiglass con palline di Natale reinterpretate nell'ottica del ri-uso. Qui la giovane creativa si fa portavoce delle nuove generazioni nel voler invertire i poli per recuperare e indagare un nuovo significato della Natività. 


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