ROBBIE HUNTER | SCONFINE - D.d'Arte

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ROBBIE HUNTER | SCONFINE

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ROBBIE HUNTER | SCONFINE
 
mostra fotografica
 
a cura di Francesca Barbi Marinetti

La maggior parte delle immagini le ho scattate come se fossi uno sconosciuto passato per caso, con uno stato d'animo libero da pregiudizi, ho amato fotografare queste persone su un confine dolce, amico, libero e spensierato... tenero, "tenero è il confine" – Robbi Hüner
Sconfine raccoglie una selezione di fotografie degli ultimi cinque anni di Hüner, ad eccezione di qualche scatto ancora precedente, che privilegia una costante del suo lavoro artistico: la ricerca dell’attimo di luce/ombra, vuoto/pieno, leggerezza/matericità, in cui la realtà si trasfigura caricandosi d’intensità. Allude ad una dimensione di straniamento che apre la strada a stati sommersi e identità dimenticate che travalicano confini e culture di appartenenza.  L’andare oltre predilige il viaggio come percorso di costruzione e raccolta di nuovi orizzonti attraverso cui liberare un’interiorità spesso imbrigliata tra le reti del quotidiano, stretta tra maglie di abitudini e abiti mentali. Con “s-confine” si allude ad una dimensione spaziale, temporale ma soprattutto psichica.
Non è una fotografia da reportage, dunque, quella di Robbi Hüner. Il partire “con uno stato d’animo libero da pregiudizi” è l’ingrediente che permette l’attitudine all'accoglienza e alle aperture, facilitando incontri che catturati in immagine assurgono a valenza simbolica o metaforica. “Tenero è il confine” in quanto spoglio di parametri rigidi che non permetterebbero il passaggio fluido di luci ed ombre, paure e certezze, speranze e dubbi. Ovvero quella materia fluttuante di cui è fatto l’Uomo che anela a figurare.
Robbi Hüner nutre particolare interesse per la dimensione psichica. L’indagine dell’inconscio va al passo con l’espressione fotografica. Non sorprende la grande quantità di ritratti che il suo occhio predilige, con una ricerca di affinità profonde che vanno al di là del contesto temporale, geografico o culturale. D’altra parte il rapporto tra psicoanalisi e immagine artistica è storicamente riconosciuto. Molti artisti e correnti d’arte hanno attinto a piene mani alla ricerca psicoanalitica. Capofila il surrealismo, che ha tematizzato in modo esplicito la riflessione freudiana in direzione di una liberazione dagli stretti steccati degli obblighi sociali. L’ispirazione automatica svincolata dalla ratio e nutrita di un immaginario che parte dall'inconscio, secondo i surrealisti, è la direzione che porta al conseguimento dell’arte e della poesia pura. Ma ancora più intrigante è il fatto che l’arte, a sua volta, offra materia di riflessione alla psicoanalisi. Esempio interessante è Jaques Lacan che non solo individua l’arte come “organizzazione del vuoto” ma nella sua critica paranoica e nel suo concetto di dialettica del desiderio attinge a certi capolavori di Salvador Dalì, così come fa sicuramente riferimento  ad alcuni testi di André Breton per il suo concetto di inconscio strutturato. Più che un’influenza unidirezionale è chiaro che tra arte e psicoanalisi vi sia un rapporto di connessione bilaterale e di dialogo costruttivo.
Vi sono evidenti elementi di surrealtà nella ricerca di Robbi Hüner. Fondamentale è il ruolo della luce – e dei contrasti con i momenti di ombra nera - nello scomporre, isolare, circoscrivere, decontestualizzare e quindi rendere universale una visione allontanandola dall'ovvio. Il viaggio diventa una ricerca di immagini perdute, intimamente affini, che con segno diverso parlano dell’Io profondo. Facendo emergere scenari intimi del mondo l’occhio del fotografo dall'attenzione per l’interno si spinge alla sua raffigurazione esterna. Questo è il movimento che permette lo scatto fotografico capace di catturare ciò che l’occhio nudo fatica a percepire e che la luce permette di sottrarre o evidenziare.
L’ispirazione di Hüner si nutre d’arte. Nuovamente con sguardo libero, non condizionato da scuole di pensiero, ma con l’istinto raffinato per ciò che in quanto immagine stimola la mente sul territorio delle libere associazioni. Osservando le opere fotografiche di Hüner affiorano qua e là riferimenti iconografici di dame quattrocentesche o di contrasti caravaggeschi che si mescolano ad una più contemporanea attrazione per composizioni che tendono all'astratto. In queste ultime la misura del Tempo sembra giocare un ruolo preminente: nel rapporto tra descrizione e astrazione vi è una dimensione soggettiva e oggettiva che sfocia in uno stato contemplativo più affine al tempo mitico e poetico, che è di nuovo universale.

Breve Biografia
Roberto Hüner ha lavorato come ingegnere per oltre trent’anni. Attualmente vive e lavora a Roma come fotografo professionista, realizzando prevalentemente storie per immagini, street photography, reportages e ritratti.
Ha viaggiato all’interno del continente africano, in Europa, U.S.A., America del Sud, Russia e Medio Oriente.
Ha esposto in varie gallerie e musei in Italia e all’estero: Roma, Milano, Torino, Genova, Verona, Fano, Urbino e New York, Parigi, Londra, Taunton (GB), Banbury (GB), Barnsley (GB), Stafford (GB), Salonicco (GR), Thuin (B), Perpignan (F).
Negli ultimi anni ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali tra i quali il Px3 Prix de la Photographie Paris, il premio National Geographic.
Socio fondatore di “FermaImmagine - Officina di Immagini e Psicoanalisi”, associazione composta da psicologi e fotografi che ha come obiettivo la promozione dello sviluppo psicologico, culturale, sociale e artistico.
Dal 2013 insegna fotografia presso l’Università Popolare di Roma (UPTER).
È possibile seguire il suo lavoro sul sito web, fb e flickr.

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