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SOTTO CASA DI FEDERICO

Il Margutta RistorArte - Via Margutta 118 – Roma
Inaugurazione: MARTEDì 6 MAGGIO – ore 18.30
dal 7 Maggio 2014 al 16 Maggio 2014

Il mio cinema non è letterario né narrativo, è pittorico. La luce ne rappresenta l’essenza, lo stile, l’ideologia. ....Federico Fellini

Omaggiare Federico Fellini e ospitare il lavoro di un artista visionario e poetico insieme come Roberto Di Costanzo è la felice sintesi di questo appuntamento espositivo de Il Margutta RistorArte. In Sotto casa di Federico sono in mostra una trentina di opere ad inchiostro di china che per l’occasione Roberto Di Costanzo ha dedicato all’ immaginario felliniano.
L’appuntamento con Federico era da tempo nelle intenzioni di Tina Vannini essendo il marito Claudio Vannini legato al regista da ricordi personali. Fellini infatti, che abitava alla porta accanto dove si legge la targa che lo commemora, è stato negli anni Ottanta un assiduo frequentatore del vegetariano di via Margutta e molti sono gli aneddoti che ancora circolano ricordandone l’eccezionale presenza. Federico si rmava Federico. Così piaceva essere identicato il grande Fellini.
Già dall’esperienza del Marc’Aurelio scriveva i propri pezzi rmandoli con il proprio nome di battesimo. Secondo la testimonianza di Gianfranco Angelucci persino dal letto di spedale quando alla ne dei suoi anni fu ricoverato per la grave ischemia che poi gli sarà fatale, scherzava raccontando che quando le infermiere lo chiamavano Signor Fellini, gli veniva spontaneo girarsi come se si rivolgessero a suo padre. Da qui il titolo della mostra, ad indicare una familiarità con il luogo e nel rispetto di uno spirito geniale che attingeva a piene mani dal rapporto diretto con il mondo e le persone.
L’attitudine ad inseguire il sogno a nutrimento di un immaginario estetico visionario di forme e parole e la dedizione assoluta all’inseguimento dell’intuizione che ne consegue, è certamente uno degli elementi di attrazione del giovane artista Roberto Di Costanzo nei confronti del grande regista.
«Il foglio è la possibilità di raccontare quello che del mondo mi ha conquistato…», ha dichiarato Roberto qualche anno fa, «Il foglio è la matrice di un’intuizione più profonda che trova legami non solo nella pioggia di linee che articolo per formare corpi, ma nella parola. Sono passaggi sinestetici a cui aderisco giornalmente disegnando visioni e forme con disciplina monacale».
Il visionario diceva Fellini è l’unico vero grande realista. Una provocazione che racchiude il senso della sua ricerca e della sua straordinaria sensibilità. E il disegno è uno strumento d’indagine e consolazione, ironico e pungente, che lo accompagnerà tutta la vita. È risaputo come il giovane Federico giunga a Roma diciannovenne con la scusa della facoltà di giurisprudenza per dare invece inizio all’arte diventando vignettista e autore di quello straordinario bisettimanale che fu il Marc’Aurelio, crocevia delle maggiori rme della commedia all’italiana.
Federico amava Roma, città dalle mille straticazioni che rispondeva alla sua sete continua di novità. Ma soprattutto amava Cinecittà, il luogo perennemente cangiante che assumeva di volta in volta le forme, i colori, lo stile del suo prolico immaginario.
A Roma Roberto Di Costanzo ha già dedicato un tributo visionario raccontando questa città complicata con occhi di bambino. La sua storia illustrata prendeva il via con il volo di palloncini rossi dal ponte di Castel Sant’Angelo. Palloncini che rispuntano In Amarcord, dove ritrae Federico bambino seduto accanto ai genitori a via Margutta sprofondato nei propri inniti rigagnoli visionari. Sono sogni leggeri di fanciullo che volano alti come i palloncini che animano il gioco di una bimba senza peso. Mentre con La Dolce vita lo sguardo abbraccia i tetti di Roma dominati dal saluto ironico e surreale della capriola di Marcello insieme alla benedizione dall’alto dei cieli di Federico.
Ne La Grande Bellezza, omaggio dichiarato al recente lm di Sorrentino, Anita è un’imponente e meravigliosa gigantessa che incarna l’esplosiva abbondanza di una femminilità diventata icona. È una Polena voluttuosa che si staglia in un crescendo da dimensione onirica a struttura sovradimensionata e imprescindibile.
Il Casanova, invece, è ritratto con il massimo estetismo che può assumere un pallone gonato. “Sono un gran bugiardo”, diceva di sé Federico Fellini. La fantasmagoria felliniana contempla anche la bugia, ne è nutrimento indispensabile. Sono bugie che alimentano il sogno, che recidono i legami liberando l’arte. Ma ecco l’altra faccia della medaglia: il Casanova. Fellini non ha simpatia per il grande seduttore veneziano che denisce “un supervitellone antipatico… un sinistro Pinocchio che si riuta di diventare una persona per bene”. Il confronto con questo antieroe aveva messo alla prova il regista anche da un punto di vista stilistico, che ne ha fatto un “totem” e un “quadro incompleto” al tempo stesso. “L’idea sarebbe fare un lm con una sola immagine, eternamente ssa e continuamente ricca di movimento. In Casanova avrei voluto veramente arrivarci molto vicino: un intero lm fatto di quadri ssi”.
Roberto Di Costanzo insegue i momenti felliniani con ranata attenzione. Lo appaga la bellezza visionaria e onirica, lo irretisce la denuncia aabulata e giocosa.
Resta in punta di china leggero sulla suggestione di un sogno che ancora ci parla.
Roberto Di Costanzo. Ritrattista, illustratore, pittore, docente di storia del costume. Dopo l’ Accademia di Belle Arti di Roma indirizzo scenograa teatrale, spinto dal grande amore per il cinema, accede al prestigioso Centro Sperimentale di Cinematograa di Roma, dove seguito dal Maestro costumista Piero Tosi, suo mentore, e dallo scenografo Andrea Crisanti, si diploma in scenograa, costume ed arredamento per il cinema. Contemporaneamente cresce il suo interesse per l’ illustrazione che lo porterà a lavorare su progetti editoriali di rilievo tra i quali “L’ Amore non ha ne” di Francesco Freda (Edizioni Azimut), “ Il Canto di Natale “ di Charles Dickens (Edizioni Azimut), “Fiabe di Alenuska” ( Editioni Azimut), “Il Rifugio” di Marco Caputo ( Nicodemo Editore) ,” Roma” ( Editions Nomades), e “ Nina et Paris” di Paolina Sturni (Editions Nomades), gli ultimi due ,in uscita in Francia, Svizzera e Belgio. Dopo numerose mostre personali in Italia, su invito del Maestro Pierre Cardin espone presso l’ Espace Cardin a Parigi, presentandosi al pubblico francese nella veste di illustratore e ritrattista. Da qui l’ ascesa e l’ esposizione presso la Casa dell’ Architettura di Roma, l’ Istituto di cultura francese ( Centre Saint Louis) e l’ interesse crescente nel collezionismo parigino. Le sue opere grache gurano in collezioni private tra Roma e Parigi e nelle prestigiose gallerie: “Galerie Maurizio Nobile” ( Parigi- Bologna); “Galerie du 9e Art” ( Parigi). Attualmente è docente di storia del costume all’ Accademia del Lusso di Roma. Conduce inoltre seminari di disegno



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